

(Comunicazione)
- di Redazione
- 13 Maggio 2021
- (Parole tra parentesi)
Comunicazione, musica, melodia e suggestive riflessioni si incontrano nel profondo racconto dell’amica Monica Badas
Si intende il processo e le modalità di trasmissione di un'informazione da un individuo a un altro. Vi siete mai soffermati a pensare cosa e come comunica un tono di voce e quanto si può leggere dietro le parole dette? La comunicazione verbale è essenziale perché esprimiamo pensieri, sentimenti, ricordi, speranze, emozioni. Se poi le parole sono accompagnate dal timbro della voce dolce, avvolgente, pacato, alterato, alto, aggressivo o da una postura rilassata, goffa, con le spalle ricurve, quasi chiuse oppure con la schiena e spalle dritte ciò che diciamo arriva diversamente e a volte centuplicato. Spesso capita che ciò che vorremmo dire o ciò che ci viene detto venga percepito come un interrogatorio, come uno sconfinare nella sfera intima senza aver dato il permesso di farlo, oppure come una aggressione verbale…allora la comunicazione tra due persone si blocca. Si sollevano muri, sguardi mancati, ansia di rivedersi, paura di aver fatto involontariamente del male all’altro, soprattutto se l’altro è una persona a cui vogliamo bene.
Sono sempre stata molto sensibile alla comunicazione, un aspetto sul quale sto cercando di migliorare e cambiare perché essa è spesso istintiva e con un carico storico ed emotivo che è inconsapevole.
Nella mia vita ho incontrato tante persone che dovrebbero prestare maggiormente attenzione a cosa dicono e a come, individui che aprono la bocca e fanno uscire le parole senza comprendere che ciò che diranno potrebbe far male a chi le sente. Pensiamo alla comunicazione nella diagnosi di tumore. Immaginate la scena: ambulatorio, il medico seduto davanti a te con il faldone di referti e tu, paziente, che attendi che vengano pronunciate delle parole. Vorresti sprofondare nella sedia, senti il vortice dei pensieri come una spirale nella testa, il silenzio dentro di te urla, il cuore batte all’impazzata. In quel momento almeno per me, il tempo si è fermato e io non ero più io, ma solo uno spettatore di una scena. Sono rimasta frastornata per giorni, rimuginando sulla mia diagnosi. Non ho mai chiesto che mi venisse nascosta la verità, ma avrei sperato che nella verità della diagnosi ci fosse quel tono avvolgente e diretto, quel calore che ti permettesse di leggere "forza che si affronta tutto", quell’ incontro di sguardi che valgono più di mille parole.
Con il tempo ho capito che anche per il medico il comunicare una diagnosi e le relative cure è un compito arduo e che a volte la mancanza di calore è un indossare una corazza che consenta di schermarsi. Mai come in questo periodo della mia vita sto cercando trovare equilibrio tra il dire e il mostrare con il corpo. Allora immagino di essere uno strumento musicale: accordo la voce, gli sguardi, le emozioni e spero che ciò che suonerò possa essere colto come una melodia da chi l’ascolta a volte soave, a volte allegra, a volte impetuosa. Allora inizio a suonare e invito le persone che mi stanno accanto, ma non solo, ad unirsi alla mia musica.