Just stop

  • di Redazione
  • 4 Aprile 2025
  • La collana di perle di Giulia

Torna il venerdì di Giulia Muntoni che ci regala una perla intima e preziosa

Guardo le mie foto degli anni passati e non mi riconosco. Il corpo prima delle cure, persino quello tra i due periodi di terapia, mi sembra così tanto più in forma e giovane, la faccia più distesa, gli occhi bene aperti. Mi guardo ora e non mi riconosco. Certo, so bene che alcuni dei cambiamenti che vedo sono semplicemente dovuti al passare del tempo. A questi, però,vanno aggiunte montagne di effetti collaterali dovuti alla menopausa forzata o alla chemio o soltanto a una qualunque delle 6 anestesie generali ricevute negli ultimi 11 anni. Non ci penso mai, tranne quando sento la frustrazione salire. Anche io, che ho l’abitudine di addentrarmi nei meandri più remoti di mente e spirito, alla fine devo fare i conti con un corpo. All’improvviso, come quando ho un raptus di fame nervosa o una stanchezza profonda come un baratro mi risucchia, il fisico si trasforma in un peso morto, una prigione ingestibile.

Le mie notti "sabotate" assomigliano a un roseto rampicante, su una splendida parete. Sono invitanti, piacevoli e tranquille, una promessa di riposo che sboccia dopo ore di travaglio. Ma poi realizzo: il groviglio dei miei pensieri graffia, oppone resistenza al mio passaggio. La mia unica via di fuga è ostruita. Ecco così spiegati quei graffi che la mattina mi bruciano sul viso.
Si dice:" Una volta che scopri il lato peggiore di una persona hai due opzioni: o te ne liberi per sempre. Oppure inizi ad amarla davvero". Io credo valga anche per se stessi. Forse l’unico piano verosimile da seguire è quello di bloccarsi e sedersi accanto alla situazione, come un osservatore esterno. Si ritorna alla fonte, si riparte da noi. Si abbraccia il bambino che piange dentro. Il resto è surplus. Il resto confonde. Non c’è fretta che tenga. Ci vuole tutto il tempo che ci vuole.

Diventare adulti e non assumersi la responsabilità di esserlo, con le inevitabili cadute e brutture che verranno, non è da furbi. È da vigliacchi.
Perchè, per quanto ordine e sicurezza possiate usare per ripararvi da preoccupazioni e disagi, niente vi farà mai sentire benedetti e VIVI quanto l’esservi persi e poi ritrovati, strisciando sui gomiti fino alla Luce.