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Il nuovo capitolo: cronaca di un’emergenza.
- di Redazione
- 13 Agosto 2021
- Di sole, di ombre, di Mari
La nostra cara Marisa Guidetti continua col raccontarci il nuovo capitolo della sua vita
Il racconto "La bella addormentata" è stato pubblicato il 30 luglio nel portale ‘Mai più sole’. Mi domandavo come avrebbe proseguito il nuovo capitolo della mia vita. Non ho tardato a scoprirlo!
Oltre alle gambe gonfie, anche l’addome è lievitato. Ho passato diversi giorni con difficoltà a respirare e la stanchezza che mi attanagliava era sempre più pressante. Stress? Caldo? Cosa facciamo? Venerdì 30 luglio, alle 14:30, mi sono fatta forza, ho indossato un comodo vestito e con mio marito siamo andati in ospedale dai miei oncologi. Presenti solo gli specializzandi, vengo visitata e proposta subito per un ricovero passando dal pronto soccorso.
Entro in pronto soccorso alle 15:30. Arrivano emergenze covid in continuazione e vedo gli infermieri letteralmente stremati. Faccio pochissima attesa fuori, sicuramente perché in oncologia mi avevano già dato la cartella e credo anche avvisato il P.S. del mio arrivo. Quindi vengo sistemata in una barella comoda dove aspetto per il triage. Nella stanza, con me, siamo circa una decina e passano ore quando mi chiamano e mi assegnano il codice giallo, ma con quello che sento e che vedo, mi reputo fortunata. Mio marito riesce a portarmi un po’ d’acqua, qualcosa da mangiare e il necessario per la notte, lo stesso viene fatto dai parenti ad altri pazienti. Le prime cure mi vengono fornite verso le 24:00 e sono circa le 2:30 quando vengo ricoverata in gastroenterologia perché oncologia è piena.
Il giorno seguente vengono i medici da oncologia, mi prescrivono un’ecografia e una radiografia all’addome, dalle quali si evidenzia la presenza di liquido. Di pomeriggio mi spostano in oncologia e, la notte, mi vengono drenati quasi 5 litri di liquido. I giorni seguenti si continua con le terapie. Flebo di protettore gastrico, cortisone, lasix, lassativi, oppiacei contro il dolore, la mia solita eparina etc. etc.
Purtroppo la situazione in ospedale non è ottimale. Io dopo il drenaggio sto meglio e nelle mie condizioni me la cavo bene, ma ci sono pazienti che avrebbero bisogno di assistenza continua e con le visite sospese causa covid il problema è serio. Per portare la biancheria pulita, la procedura è che i parenti lascino il cambio alla reception, poi un Oss va a prenderla e la porta ai pazienti. Dovrebbe contemporaneamente portare giù quella sporca, ma non sempre è possibile perché sono pochissimi e oberati. Vengo spostata due volte di camera, problemi logistici e reparto che scoppia, in entrambe le camere lo sciacquone del water non funziona. Due volte mi si blocca il telecomando del letto. La prima volta riesco a chinarmi e verifico un cavetto staccato. La seconda il problema è analogo ma i cavi sono molto più intrecciati a causa del trasporto del letto da una stanza all’altra ed io non posso chinarmi troppo. Mi aiuta un infermiere che, letteralmente rischiando la decapitazione, riesce a ricollegare i cavi. Chiamare un manutentore credo sia impossibile.
Ma la nota dolente è il cibo. Ho sempre mangiato più che dignitosamente in ogni ospedale dove sono stata ricoverata, però stavolta è stato assurdo. I primi erano tutti freddi e immangiabili! Dei contorni sono riuscita a mangiare unicamente alcuni pezzi di patata lessa, quelli non crudi, che condivo con l’olio e il sale che mi ero fatta portare. Dei secondi, anche questi freddi, solo il pollo sapeva di pollo; la fettina era passabile ma andava liberata da numerosi nervetti. Purtroppo ho dimenticato di chiedere il modulo di reclamo.
La compagnia è stata piacevole, a volte divertente. Ho cambiato tre compagne di stanza. La prima in gastroenterologia, solo per una giornata. Quando mi hanno trasferito in oncologia, una deliziosa signora con la quale abbiamo condiviso la conoscenza di uno dei tanti angeli che si incontrano in ospedale. Un Dottore con cui solo parlare pochi minuti è stato di conforto e sostegno per entrambe. L’ultima è stata una signora che poverina non era autonoma. Con lei sono stata scambiata prima per "La mia vicina di casa, anche lei è qui? Il cane ha partorito?"; la mattina successiva sono diventata "C’è una nuova badante, voglio andare via, chiamo la polizia!" e poco dopo mi sono trasformata di nuovo: "La dottoressa!"
Vengo dimessa giovedì, 5 giorni dopo. Prima tappa: una gelateria per un cono doppio gusto al pistacchio e nocciola. Fine capitolo e vedremo come sarà il prossimo.