I miei bellissimi capelli

I miei bellissimi capelli

  • di Redazione
  • 4 Dicembre 2020
  • Di sole, di ombre, di Mari

L'amica Marisa Guidetti racconta con delicatezza un momento molto intimo legato alla malattia e alla femminilità

Non ricordo in che film è la mitica scena della tipa che si spaventa a morte vedendo il suo riflesso nello specchio. Comunque, a me è successo! Una notte, uscendo dal bagno, ho visto di fronte a me una figura non troppo alta. Non mi sfuggì un urlo solo perché mi ricordai in tempo che di fronte al bagno ho una specchiera e quella figura ero io! La mattina arrivai a lavoro depressissima, ma feci ridere tutti i colleghi del il mio open space. È successo la terza volta che ho perso i capelli. È stata una cosa improvvisa, quindi non ho potuto metabolizzarla come le altre due volte. Il problema fu che, dopo il secondo ciclo, dovetti rifare la chemio per un altro paio di mesi, perché il farmaco di mantenimento non era arrivato. Insomma, il tempo di riperdere i capelli appena ricresciuti. L’avevo già scritto, malgrado abbia sempre avuto capelli lunghissimi e a detta di molti bellissimi, non ne ho temuto tanto la perdita.

La prima volta li ho tagliati ed ho fatto realizzare la parrucca con i miei capelli. Parrucca che ho messo poche volte. Quelli, anche se erano i miei capelli, non erano "i miei". La misi in ufficio per andare in mensa e poi una volta per mia madre, ma non ero a mio agio. Paradossalmente mi sentivo più osservata con la parrucca che con un capellino a giugno. Appena mia madre mi disse che si era accorta della parrucca, la lasciai a casa ed optai per turbanti e cappellini. Quando i capelli cominciavano a cadere, andavo dal parrucchiere e me li facevo tagliare con la macchinetta a mezzo centimetro. Poi ne agevolavo la caduta con massaggi con l’olio di ricino, acqua tiepida ed uno shampoo delicato. L’olio di ricino l’ho usato spesso nel cuoio capelluto e di shampoo ne ho cambiati tanti, perché se non mi andavano bene li regalavo alle colleghe.

La prima volta che misi il turbante mi feci una foto mandandola agli amici col titolo "Con-turbante". Ero in ospedale per fare la chemio e ricordo che prima di andare via passai in bagno e vidi che il turbante si era spostato. Avevo mezza testa pelata scoperta. In quelle condizioni avevo fatto tutto il corridoio dell’ospedale impettita e fiera sentendomi strafiga! Dal giorno optai per i capellini, che toglievo appena iniziavo la chemio e indossavo prima di andare via. In casa non ho mai coperto la testa, nemmeno per uscire sul balcone o per aprire la porta ai vicini. Solo davanti ai miei nipotini ho lasciato i cappello. Appena i capelli ricominciavano a crescere andavo dal parrucchiere a farmeli pareggiare. Una volta il mio parrucchiere rimase un quarto d’ora passando la macchinetta, me li lavò, me li asciugò col phon e mi mise anche l’olio di argan.

"Fabrizio, ma cosa stai combinando? Ho quattro peli."

"La sfumatura va fatta bene. Bisogna asciugarli o vuoi che ti venga la cervicale? Hai una bella testa tonda tonda e devi prendertene cura. Lasciami fare!"

Fabrizio, tesoro, riusciva a farmi sentire bellissima anche in quelle condizioni. E sappiamo bene quanto sia importante. La chemio che ho fatto finora mi ha diradato un po’ i capelli ma adesso dovrò cambiare terapia e gli oncologi mi hanno detto che li riperderò. Da allora, oltre alla certezza che la collezione di cappellini e turbanti aumenterà, ho un’idea che mi frulla: il ciuffo viola. Chissà...