

L’amore conta, conosci un altro modo per fregar la morte?
- di Redazione
- 26 Aprile 2022
- Amor vincit omnia
La magica penna di Daniela Zedda non smette mai di stupirci e ci regala, ancora una volta, profonde emozioni
DISCLAIMER: "E’ soltanto nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica". John Nash
Una delle cose più importanti che ho imparato dalla mia malattia è proprio questa: "L’ amore conta!" Eccome se conta! Certo, tutti sappiamo che l’amore conta, non è necessario ammalarsi per comprenderlo, ma, quando la vita ti mette in ginocchio, quando un evento talmente destabilizzante come la malattia, irrompe nella tua quotidianità modificandone radicalmente gli equilibri, solo allora capisci appieno cosa significhi la parola AMORE, e quanto sia importante sentire l’affetto e il calore di chi ti sta accanto.
Certo! È fondamentale l’incontro con medici bravi e preparati ai quali poter affidare ciecamente la propria vita, è importante riconoscere i meriti della medicina e i suoi straordinari progressi, è importante modificare le proprie abitudini, per adattarle ad uno stile di vita ed alimentare sano ed equilibrato, così come ad una moderata, ma costante attività fisica, ma… MAI LASCIARE INDIETRO IL CUORE!!
Perché l’amore cura, e se i farmaci e le terapie, gli accorgimenti atti a migliorare lo stile di vita curano il corpo, l’AMORE CURA L’ANIMA.E così l’amore dato, quello ricevuto e quello condiviso, diventano gli ingredienti fondamentali di quella terapia salvavita in grado di contrastare e di opporsi alla malattia, e che amalgamati agli altri, danno vita alla RICETTA MOTIVAZIONALE PERFETTA per reagire con decisione e fermezza, all’oscurità nella quale si rischia di precipitare, di fronte alla miriade di difficoltà che una diagnosi così dura ci prospetta.
Proprio così: l’AMORE CONTA…
L’amore conta: quello della FAMIGLIA e degli affetti più cari che si stringono intorno a te per farti da scudo, limitatamente alle loro possibilità, che ti avvolgono, ti scaldano, che non tentennano mai. Che costruiscono un muro tra te e la malattia, fatto di speranza e possibilità. Sono passati quasi due anni e io non ho mai visto lacrime, sconforto o scene di disperazione in chi mi circonda. È possibile che, qualche volta, piangano in silenzio, ma non davanti a me. Avere accanto l’amore della propria famiglia è un dono del cielo, un privilegio, non concesso a tutti, non dovuto e, sicuramente, da non dare per scontato. Di cui essere GRATI. Certo, in primis è la tua fermezza ad alimentare la tua motivazione nell’affrontare la malattia, ma, conta anche chi ti sta accanto. Mi sono sempre chiesta come mia mamma, una donna minuta, semplice e discreta, paziente e mediatrice, potesse contenere in sé tutta quella FORZA, perché sì, è vero che è difficile per un figlio accettare la malattia di un genitore, ma lo è, allo stesso modo, per un genitore accettare la malattia d’un figlio. A volte la guardo e mi chiedo dove l’avrà infilata, in quel metro e 50 a quasi 80 anni, tutta quella forza, lei che ogni volta mi ricorda di mettere la sciarpa che se no prendo freddo e poi mi ammalo, che si assicura che io abbia mangiato a sufficienza, lei così discreta e attenta, che non mi ha mai, però, impedito di SCEGLIERE LIBERAMENTE.Questa è stata la costante della mia vita: LA LIBERTA’ DI SCEGLIERE. E allora, io, puntualmente quella sciarpa finivo per non metterla, che secondo me così freddo non c’era, e quando c’erano scelte da fare e decisioni da prendere ho sempre seguito la mia testa, perché così deve essere. E in questo sono sempre stata rispettata come figlia, come donna, come madre. CONSIGLI TANTI, IMPOSIZIONI MAI. In lei, in quella piccola donnina tradizionalista, e all’antica, dall’infinita pazienza, c’è tanto equilibrio, quell’EQUILIBRIO di chi cerca di comprendere sempre tutti, perché ha già vissuto e ha fatto tesoro dell’ ESPERIENZA figlia del tempo. È la SAGGEZZA dell’età, di chi ne ha viste tante, e altrettante ne ha superate, di chi sa, e ha sperimentato concretamente che la vita, a volte, non è tutta rose e fiori. A due anni dalla mia diagnosi l’ho vista piangere solo due volte, ma non di dolore, ma di gioia. Il giorno di Natale, e il giorno del mio compleanno. Un abbraccio e due lacrime silenziose, a tracciare un traguardo raggiunto, l’essere lì insieme, nonostante tutto, nonostante il vento avverso. E così, allo stesso modo, nella mia famiglia tutti possibilisti, ottimisti, tutti sempre propositivi, che "Vedrai che non è così!", "Vedrai che tutto si aggiusta!", "Vedrai che la strada la troviamo!". Sempre pronti a minimizzare, a intravedere possibili scappatoie. Lo dicono a me per rassicurarmi, ma, in fondo, io lo so che loro hanno più paura di me, e forse sono loro che hanno bisogno di ripeterselo più e più volte, che hanno bisogno di CREDERE, per poterlo accettare.
Eh, si….L’UNIONE fa la forza, un’unione di intenti, di fini, e la speranza rifiorisce sempre. E…se c’è una cosa di cui sono fermamente convinta è che l’AMORE, quello vero, è PER SEMPRE, ed è l’unica cosa in grado di superare le barriere dello SPAZIO e del TEMPO. Ed è così che sull’altro fronte, dall’altra parte del cielo, c’è mio padre che dà a tutti man forte. Da lui ho imparato tante cose, in primis il VALORE DELLA FAMIGLIA, ma anche l’ARTE DELLA FRAGILITA’, e dall’esperienza della sua di malattia ho imparato che inizialmente è naturale, di fronte alla stessa, avere paura, sentirsi tristi, smarriti, arrabbiati. È un passaggio obbligato verso la fase di accettazione: e io ho fatto di quell’esperienza, tesoro. Sapevo già che sarei stata investita da tutta questa serie di emozioni contrastanti, ma sapevo soprattutto che non mi sarei dovuta far travolgere, che non avrei dovuto permettere alla malattia di BRUCIARE IL MIO TEMPO PRESENTE. Dovevo considerare il dolore, la tristezza, la rabbia, come fossero degli effetti collaterali transitori che potevo, con un po' di impegno e sana lucidità riuscire a controllare, e che poi, avrebbero lasciato spazio, con il passare del tempo, ad una nuova realtà forse differente, ma ancora ricca di possibilità e potenzialità. La sua esperienza di malattia, per quanto dolorosa e difficile, mi ha insegnato anche che a volte la vita può essere molto crudele, beffarda, così come quando, oramai paralizzato dal bacino in giù, a un solo mese dal mio matrimonio mi chiese di sedermi accanto a lui, e piegato dall’evidenza dei fatti, scusandosi anche se non doveva, mi disse che no, no non avrebbe potuto accompagnarmi all’altare con le sue gambe, ma che sarebbe stato molto felice di poter fare almeno una foto accanto a me, quel giorno. Quella sua richiesta, quasi supplicata, non era rivolta a me, ma alla vita, e gli risposi ferma e decisa. Gli feci una promessa: anche se fosse stato in ospedale, ricoverato, io sarei andata e la foto con lui l’avrei fatta, onorata di poterlo avere al mio fianco, nonostante tutto. Ma purtroppo la malattia è stata più lesta di noi, e solo 19 giorni prima della data fissata per il matrimonio, se l’è portato via. La vita mi aveva impedito di mantenere la promessa fatta, e allora promisi a me stessa che l’avrei comunque reso orgoglioso di ciò che con il tempo sarei diventata, e soprattutto del genitore che un giorno sarei stata, proprio come io lo ero e lo sarei sempre stata di lui. Da lui ho imparato tante cose, e una di queste è quella di rimanere UNITI di fronte alle difficoltà, perché…l’amore conta….
L’amore conta: e conta anche quello degli AMICI, talvolta impacciati, talvolta decisi nei cui occhi leggi un rifiuto totale per questa malattia, e che sembra quasi vogliano dirti, categorici "Tu rimani qui, non potrebbe essere altrimenti, e non si discute!" E con loro condividi esperienze che fino ad allora avevi sempre rimandato, trascurato. Vivi l’attimo. Quella giornata è e sarà in sé e per sé unica, irripetibile. La vita assume un altro sapore, perché è come se tu avessi trovato un nuovo equilibrio e guardassi le persone con occhi diversi, e quelle pulite, vere, semplici finisci per amarle un po' di più, perché quando la loro risata esplode, si vede che è vera e sincera. E quando la tua RISATA esplode leggi chiaramente nei loro occhi che ci sono dentro anche loro, che partecipano sinceramente a ciò che stai esprimendo e provando, è come se volessero contribuire a rendere i tuoi giorni più gioiosi, più veri, nella loro semplice normalità. Il SALE DELLA VITA.
L’amore conta, e lo ritrovi anche tra le quattro mura di un OSPEDALE, quando ad accoglierti trovi sorrisi, volti sereni, rilassati, un fine senso dell’umorismo, e una ponderata e ragionata soluzione ad ogni problema.
L’amore conta ed è sicuro che lo troverai sempre nei SORRISI SPONTANEI e nel calore di un ABBRACCIO che ti scalderà il cuore…e sarà proprio nella certezza di quell’abbraccio e nella curva del tuo sorriso che, nonostante tutto, troverai la forza di affrontare a testa alta tutto ciò che sei stato chiamato ad affrontare.
È vero…l’amore conta, conosci un altro modo per FREGAR LA MORTE??!!??
Non nego che, da malata metastatica ho passato tantissimo tempo a pensare a quale potesse essere il miglior modo per fregar la morte. Dovevo trovare il famigerato piano B, quello che in ogni occasione complessa mi ha permesso di uscirne vincente, e che potesse rappresentare la SPERANZA a cui potermi disperatamente aggrappare: alla fine sono giunta alla conclusione che a volte accade che, per circostanze avverse che esulano da noi, si finisca per perdere il controllo delle redini della propria vita e del proprio futuro. NON TUTTO PUO’ ESSERE CONTROLLATO: non si può fregar la morte, lei parte sempre in vantaggio, la morte va’ rispettata, e l’unico modo che abbiamo di scendere a compromessi con lei è proprio quello di godere di quell’AMORE VIVENDO APPIENO L’ADESSO, la vita presente, senza pensare al poi, e a quel che sarà.
Vivi ora, vivi adesso, vivi appieno e SII FEDELE A TE STESSO, al tuo cuore e alla tua anima, e qualunque cosa farai, non sbaglierai mai.