Comunque, ANDARE!

Comunque, ANDARE!

  • di Redazione
  • 19 Luglio 2022
  • Amor vincit omnia

Come ci racconta l'amica Daniela Zedda non si nasce forti, la forza arriva grazie alle persone a noi più vicine, come la propria figlia che infonde un coraggio incredibile.  

DISCLAIMER: Comunque, andare, anche quando ti senti svanire, non saperti risparmiare ma giocartela fino alla fine!

Ricordo che dopo la diagnosi, passai le prime notti a guardare mia figlia mentre dormiva. Non riuscivo a prendere sonno, era ancora così piccola, e all’improvviso, tutto ad un tratto, ci era caduto addosso un masso così grande. Dormiva beata, serena, come solo i bambini sanno fare. Come avrebbe potuto reagire a tutto questo? Quella tempesta l’avrebbe spazzata via? Che cosa avrebbe lasciato della sua innocenza, della sua infanzia spensierata? Ero arrabbiata, molto molto arrabbiata, ma non mi interessava cercare un colpevole, in quel momento mi interessava trovare una soluzione. Una soluzione per un problema difficilmente risolvibile. Un problema quasi insolubile. Ed è da lì e passando di lì, da quelle prime riflessioni, che è nata la mia FORZA per affrontare quello che pareva, e nel concreto si è dimostrato poi, uno scoglio difficilmente sormontabile.  LE PERSONE NON NASCONO FORTI. È la vita a formarle, a graffiarle affinché possano diventarlo nei modi più impensati, attraverso prove difficili, di fronte alle quali NON TI È DATA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE, ma per andare avanti non puoi far altro che attraversare la tempesta, cercando di rimanere in piedi, o quantomeno di rimetterti in piedi dopo la caduta. SEI CHIAMATO A REAGIRE NECESSARIAMENTE, PER NON SOCCOMBERE. È vero che solo chi vive in prima persona una situazione può veramente dire ciò che si prova, e in ogni caso il modo in cui si affronta un evento traumatico è molto soggettivo, perché dipende da tantissimi fattori e variabili individuali. "Devi essere forte!" "Non sei solo!" Frasi pronunciate sempre a fin di bene, il cui fine ultimo è quello di provare a sgravare di un peso chi si ritrova di fronte un ostacolo che pare insormontabile, o a lenirne la sofferenza. Ma questo molto spesso non è sufficiente o non lo è nella misura in cui la persona non è ancora pronta o in grado di fare affidamento su sé stessa, per lasciare andare il passato, le colpe, le responsabilità, i se, i ma, e smettere di voler controllare il futuro e ciò che potenzialmente potrebbe accadere, ma che non è ancora accaduto, o che forse non accadrà mai.

E, il mio viaggio nella malattia, per quanto io abbia provato ad esser forte ha visto l’alternarsi, così come per chiunque altro, immagino, di momenti di tristezza, di scoramento, di fragilità di fronte ai quali, però è stata la vita stessa a fornirmi gli strumenti per poterli affrontare. Questo è quanto accaduto a me all’incirca un anno fa. CI SONO I MOMENTI IN CUI PARE CHE LA FRAGILITÀ PRENDA IL SOPRAVVENTO, in cui tutto pare perduto, e in uno di quei momenti è spuntata sul mio letto una letterina, scritta di pugno, con una calligrafia semplice ed elementare. Poche righe, scritte da mia figlia, che senza parola proferire, forse, ha compreso il momento di difficoltà ed è corsa in soccorso, a modo suo per provare a rimediare, A INCORAGGIARE A FAR SENTIRE LA SUA PRESENZA, A CEDERE LA SUA SPALLA, PER ALIMENTARE LA MIA FORZA.  

"Cara mamma, ti scrivo questa lettera perché voglio che tu non smetta mai di lottare. È dura, lo so, ma tu devi farcela, IN PRIMO LUOGO PER TE STESSA, E IN SECONDO LUOGO PER ME, perché se adesso sono qui è grazie a te, ma, non tanto perché mi hai fatto nascere, ma perché ti sei presa cura di me e mi hai ascoltato, e per questo ti meriti un gran premio! Ma la vita non le guarda queste cose, e ti ha dato una grande prova tra le tante, la più difficile: convivere con una specie di essere malefico nel tuo corpo, che non devi curare solo con i farmaci ma anche con amore, amore che deve venir fuori anche dalle persone più care.

E tu non hai dato la vincita a questo esserino di nome "DRINK" e hai detto: "SILENZIO DRINK!"
Su, forza!
Dillo con me: " SILENZIO DRINK!!"…

Dai su, più forte!! Immagina che proprio lui è davanti a te e ti sta dicendo che vincerà lui, dillo con me: "SILENZIO DRINK!!!" Ecco brava! Questo dovrai fare quando sentirai che quella parte sta cominciando a dominare su di te. Dai su, l’ultima volta… Voglio che si senta in tutta Isili! Scordati del fatto che sto per addormentarmi o sono già addormentata. Fallo lo stesso, perché mi farà solo piacere sentire questo forte URLO DI BATTAGLIA, battaglia dove sta predominando la parte buona, la parte vincente, dopo più di un anno con Drink dentro. È da più di un anno che è iniziata la battaglia, e non vedo l’ora di sentire finalmente il tuo grido di gioia che dice: "CE L’HO FATTA!!"

Lotta, in primo luogo, per te e in secondo per me.

E ricorda "SILENZIO DRINK"!!!"

Quel giorno mia figlia mi ha veramente stupito, piacevolmente sorpreso, per la capacità che ha dimostrato di percepire, di sentire che quello era il momento giusto per intervenire. Lei così sensibile, fragile e delicata aveva trovato le parole più adatte per alimentare nuovamente la speranza, per aiutarmi a ricaricare le batterie, per risollevare gli animi. Come avrei potuto non rispondere a questo suo invito a reagire, a battermi, a crederci ancora??? Il suo era un appello talmente accorato, talmente sentito che era impossibile poterlo ignorare. E mi fece una grande tenerezza il modo in cui lo descrisse, il modo in cui sostanzialmente lei vedeva e percepiva la mia malattia, il modo in cui si opponeva alla malattia, e al piglio deciso con cui mi invitava a fare altrettanto. GLI HA MESSO ADDIRITTURA UN NOME, PER POTERLO ZITTIRE DIRETTAMENTE. E, anche quel momento buio è passato. Lei attende il mio "Ce l’ho fatta!" …POTEVO RINUNCIARE SENZA BATTERMI?? GIAMMAI!

Tutto questo è successo a me, a noi, ma succede a tantissime altre persone, in maniera differente, attraverso situazioni differenti. LA VITA È UN INFINITO ESERCIZIO DI PAZIENZA, e noi non possiamo che accogliere i cambiamenti devastanti con tutta la forza e il coraggio di cui siamo capaci. NE HO CONOSCIUTE DI PERSONE FORTI, IN QUESTI DUE ANNI. SONO QUELLE CHE LASCIANO IL SEGNO, ED È UN ONORE PER ME POTERGLI CAMMINARE ACCANTO. Di solito le persone forti sono quelle che si trovano proprio dentro all’occhio del ciclone mentre la tempesta imperversa e, APPARENTEMENTE, APPAIONO IMPERTURBABILI. Serene come poche nella medesima circostanza, appaiono prive di paura. APPAIONO PRIVE DI PAURA, ma...si badi bene, non lo sono. Ed è proprio questo ciò che le rende eccezionali.

"L’IMPORTANTE NON È STABILIRE SE UNO HA PAURA O MENO, MA È SAPER CONVIVERE CON LA PROPRIA PAURA E NON FARSI CONDIZIONARE DALLA STESSA. ECCO, IL CORAGGIO È QUESTO, ALTRIMENTI NON È PIÙ CORAGGIO, MA È INCOSCIENZA." Così scriveva Falcone, e lui cosa fossero la paura e il coraggio lo sapeva bene.

Insomma, le persone forti sono come tutte le altre e non sono, e non dovrebbero essere isole. Nessuno di noi è un’isola. NESSUNO DI NOI DOVREBBE VIAGGIARE IN SOLITARIA. Le persone forti sono semplicemente quelle che, da una parte, SENZA AVER AVUTO SCELTA SI SONO SCONTRATE CON LA DUREZZA DELLA VITA, e che dall’altra, invece, HANNO FATTO UNA SCELTA, QUELLA DI NON FARSI METTERE IN GINOCCHIO DAGLI EVENTI, quella di cercare di trasformare quanto di doloroso gli è capitato in qualcosa di costruttivo, quella di mutare la materia attraverso l’intenzione. Ne ho incontrato di persone forti, apparentemente imperturbabili, sempre pronte a tendere la mano a chi ha bisogno ma, ad uno sguardo attento, anch’esse, in alcuni momenti, stanche, sfiancate e distrutte dal dolore, e perché no, impaurite. Anche le persone forti hanno paura. Essere forti non significa essere di cemento armato, di ghiaccio, esser privi di paure. Anche le persone forti, seppur solo per alcuni brevi momenti, sentono la necessità di poggiare il capo sulla spalla altrui, per riposare un attimo, riprendere fiato, e ripartire poi più forti e decise di prima.

FORZA E FRAGILITÀ sono le due facce opposte della stessa medaglia, le due componenti che equilibrano l’animo umano, che lo caratterizzandolo nella sua peculiarità. E, quando penso a una persona forte, ma allo stesso tempo meravigliosamente fragile, mi sovviene spesso alla mente il ricordo di Andrea Parodi, il cantante dei Tazenda scomparso nel 2006, e al video del suo ultimo, intenso ed emozionante concerto, mentre esile, scarno e debilitato dalla malattia, a causa della quale di lì a poche settimane scomparve, canta, dedicandola a sua moglie "No potho reposare". NELLA SUA VOCE LA VIBRAZIONE SOTTILE DELLA SOFFERENZA, MA ANCHE IL BRIVIDO INTENSO DELL’AMORE PROFONDO E SENTITO CHE PROVAVA PER LA SUA COMPAGNA, CHE SOPRAVVIVERÀ, AL DI LÀ DEL TEMPO E DELLO SPAZIO, PER L’ETERNITÀ. Lui ha fatto ciò che amava e ciò che desiderava fare fino all’ultimo giorno della sua vita terrena, ha cantato. Ha continuato a esibirsi, a donare sé stesso attraverso la musica, che era la sua vita, con una voce, con una profondità che veniva dall’anima. Durante il suo ultimo concerto è stato soccorso più di una volta dai sanitari poiché in condizioni gravissime, ormai, ma nonostante questo ha voluto concludere comunque il concerto, dedicando quell’ultimo canto, quell’ inno d’amore alla donna che ha profondamente amato.

LUI ERA UNA PERSONA FATTA DI FORZA E FRAGILITÀ CHE SI È MESSA IN GIOCO FINO ALL’ULTIMO RESPIRO. Lui è stato esempio di grande forza e fragilità allo stesso tempo. L’umana fragilità. Ognuno di noi possiede queste due facce. Talvolta prevale l’una, talvolta l’altra. Talvolta l’una sostiene l’altra.
La malattia porta con sé molto dolore, è vero, ma, con il tempo ti permette di acquisire tanta consapevolezza, e di riuscire ad avere uno sguardo d’insieme.

Forse, più che forte io con il tempo sono diventata consapevole, consapevole del fatto che non posso controllare tutto, che per quanti sforzi io faccia, non posso prevedere l’imprevedibile, non posso evitare l’inevitabile, che nella condizione in cui sono devo essere prudente, ponderata, ragionevole, che l’unico asso nella manica che possiedo è una fede cieca nelle persone alle quali mi sono affidata, e che l’unica cosa che posso fare è scegliere razionalmente e lucidamente il modo in cui approcciarmi agli eventi che si susseguono. La classica scelta tra il bicchiere mezzo pieno, e il bicchiere mezzo vuoto. Per quale motivo il bicchiere riempito a metà dovrebbe essere mezzo vuoto, piuttosto che mezzo pieno?? Sta a noi stabilire se spostare il focus dell’attenzione sui cambiamenti positivi o su quelli negativi. Il raziocinio aiuta molto in queste situazioni.

E, con il tempo, è proprio questo il modo in cui ho cominciato ad approcciarmi ai risultati delle Tac periodiche, dalle quali talvolta si evincono piccoli miglioramenti tal altre dei peggioramenti. Mi sono adattata all’idea che questo sia, evidentemente, l’andamento altalenante al quale un malato metastatico dovrebbe abituarsi, talvolta. Si riducono o si stabilizzano alcune metastasi da una parte, ne escono di nuove da un'altra. Non fai neanche in tempo a gioire per il risultato ottenuto, che devi armarti per una nuova battaglia. E questo non è facile, ti sfianca a lungo andare. Ma, vivere con una malattia cronica significa questo forse: SAPER GIOIRE DEI PICCOLI PROGRESSI A FRONTE DI UNA BATTAGLIA PERPETUA, IN CUI TUTTO E’ IN CONTINUO DIVENIRE.