

Un cuore a metà
- di Redazione
- 23 Marzo 2020
- Alla scoperta dell'altra me
La cara Annalisa analizza il difficile momento che ha colpito tutti noi e l'incredibile voglia di rinascita
E’ arrivata la primavera. Nelle strade semi-deserte è più facile sentire gli uccelli cantare. Il cielo chiaro fa da cornice ad un sole abbagliante e la scuola elementare, che da sempre porta fino alle mie finestre il vociare dei bambini è silenziosa, le tapparelle abbassate, i cancelli sprangati. Qualche operaio comunale è impegnato nella pulizia dei giardini e l’odore dell’erba appena tagliata arriva fin quassù. Io sto alla finestra e osservo le mimose in fiore.
La natura non si è fermata, lei si mostra vestita a festa nonostante le nostre preoccupazioni ci facciano vivere giornate pesanti e quasi surreali. Voglio trovare la nota positiva in tutta questa brutta storia, perché è così che ho sempre fatto, per istinto di sopravvivenza, per non cedere allo sconforto, alla depressione. E questa nota positiva c’è, nonostante tutto. Il mese di marzo di quest’anno verrà ricordato come il mese della pandemia per opera del Coronavirus, il mese in cui gli ospedali erano al collasso e il personale medico e paramedico chiedeva un accorato aiuto alle istituzioni; il mese in cui chiuse per la prima volta nella storia persino il santuario di Lourdes.
Ma verrà ricordato anche per i bambini che disegnavano gli arcobaleni, per il canto alle finestre che ha unito milioni di italiani, per lo spirito di collaborazione e generosità che in tanti hanno dimostrato aiutando concretamente la comunità con la produzione delle mascherine artigianali. Ci siamo commossi in tanti quando Benigni con il personaggio di Guido ridisegna la vita per il suo Giosuè, come possiamo ignorare tutti quei "Guido" che oggi per amore dei loro figli, più o meno grandi, tolgono fuori i colori per far si che non smettano mai di sognare? Lottiamo insieme signori e signore perché anche oggi "la vita è bella".