

La libertà ritrovata
- di Redazione
- 25 Maggio 2020
- Alla scoperta dell'altra me
Continua l’appuntamento settimanale del lunedì in cui l’amica Annalisa Sitzia ci regala un’altra splendida riflessione
Arriva il caldo, il cielo sbiadito, le zanzare e il rumore degli spruzzatori sul prato la notte. Arrivano i gelati, le passeggiate serali quando il sole è meno cocente e un venticello leggero scompiglia i capelli ancora umidi. Arriva la bella stagione che qui in Sardegna è sempre un po’ in anticipo, ma mai come quest'anno l'abbiamo percepita così subitanea. Ci siamo isolati in casa che ancora il maestrale pungente spazzava le strade e siamo potuti riuscire solo da qualche giorno. Ancora spaesati ci guardiamo intorno con la mascherina che ora è diventato il nostro nuovo accessorio, un tantino scomodo e triste, a ricordarci costantemente che il pericolo dei contagi non è ancora del tutto passato. Nonostante gli ultimi mesi siano trascorsi in un clima apocalittico, l'atteggiamento dei più non è cambiato affatto. Animali che in genere non escono dai parchi o dalle campagne vicine per paura dell'uomo hanno invaso le strade deserte, i giochi incustoditi dei bambini nei cortili, i marciapiedi sgombri. La cappa di smog che sovrastava le metropoli piano piano si è dissolta mostrando ai cittadini increduli un cielo decisamente terso. Questi accadimenti avrebbero dovuto farci riflettere, tanto più che il tempo stavolta non ci mancava. E invece sono bastati pochissimi giorni di ripresa per dimostrare al mondo che ormai niente può scalfire la nostra stoltezza, che se l'inquinamento è arrivato ormai ad un punto di non ritorno, non è affar nostro e che l'unico interesse che dobbiamo salvaguardare è il nostro. Centinaia di mascherine giacciono ai lati dei marciapiedi, mentre i guanti vengono spudoratamente gettati dentro i carrelli della spesa come se buttarli nell'apposito cestino fosse un delitto. In tanti non rispettano le corsie predisposte faticosamente dai commercianti sfiancati dalle nuove disposizioni e impazienti di riprendere la loro attività, come se saltare la coda li rendesse migliori di fronte al mondo. I ciclisti continuano a litigare con i pedoni per chi deve occupare una corsia, fronteggiandosi animatamente naso a naso senza alcuna protezione e un autista mi guarda in cagnesco mentre passeggio in solitaria con la mascherina sotto il mento. Lui non può sapere che ho levato la mia mascherina solo dopo essermi assicurata di non avere nessuno intorno. Lui non sa che considero la vita un dono inestimabile e che quando arriverò a casa aprirò il cassetto per guardare ancora un attimo quel prezioso foglio di carta che mi dice che il cancro non è tornato, non sa che ho imparato ad apprezzare quel che mi circonda e che mi piacerebbe che questo mondo bellissimo fosse rispettato e preservato il più a lungo possibile. Proseguo per la mia strada inspirando a fondo e permetto alla malinconia di scivolare via lasciando spazio a una ritrovata libertà.