

Tumore dell'ovaio, Airc stanzia 4 milioni di euro per la ricerca
- di Redazione
- 19 Febbraio 2025
- Italia ed estero
Nel 2024 Fondazione Airc ha destinato quasi 4 milioni di euro per finanziare progetti dedicati alla ricerca sul tumore dell'ovaio, arrivando a superare i 17.400.000 euro nell’ultimo quinquennio.
Attualmente è allo studio un metodo per la diagnosi precoce, basato sull’analisi di specifici marcatori di instabilità genomica che si possono trovare nei campioni raccolti per il pap-test.
Si stanno inoltre valutando nuovi farmaci anche immunoterapici che possano agire in maniera mirata e in combinazione con terapie standard. Altre ricerche in corso riguardano lo sviluppo di terapie innovative che usano rispettivamente i linfociti T delle pazienti o le cellule Natural Killer di donatori sani (Car–T e Nk-Car). Le cellule vengono raccolte, riprogrammate in laboratorio per potenziarne l’azione contro il cancro e poi reinfuse nelle pazienti. Parallelamente la ricerca di base lavora per individuare nuovi punti deboli del tumore su cui si intervenire per bloccare la crescita e la diffusione metastatica.
"Purtroppo nessun esame di screening è ancora in grado di identificare il tumore dell’ovaio in fase precoce. Così ben l’80% dei tumori ovarici viene diagnosticato quando la malattia è già progredita e le probabilità di guarigione si riducono. La ricerca sta però facendo importanti progressi. Grazie a Fondazione Airc stiamo portando avanti il nostro progetto focalizzato su due classi di farmaci, i Parp inibitori e l’immunoterapia. Vogliamo capire se la combinazione di queste due terapie funziona e se è più efficace della chemioterapia tradizionale contro il tumore ovarico resistente alla chemioterapia. Avremo anche la possibilità di fare una serie di analisi utili a identificare quali pazienti potrebbero beneficiare della combinazione di Parp inibitori e immunoterapia e quali sono i meccanismi di resistenza della recidiva", ha spiegato la professoressa Domenica Lorusso, direttore dell’unità operativa di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X.
La chirurgia è l'approccio più comune per rimuovere i tumori dell'ovaio e l'intervento può richiedere tecniche diverse a seconda dello stadio raggiunto dalla malattia. Il rischio che la malattia si ripresenti anche dopo l'operazione rimane comunque piuttosto alto (circa il 50%-70%), motivo per cui, il procedimento chirurgico è spesso seguito da trattamenti di chemioterapia adiuvante a base di carbonio a paclitaxel. La stessa combinazione può anche essere utilizzata come terapia neo-adiuvante, ossia prima della chirurgia, nei casi in cui la chirurgia radicale non sia praticabile.
Tra i chemioterapici, tra i più utilizzati oggi c'è la trabectedina, sviluppata dal ricercatore Maurizio D’Incalci e dal suo gruppo, presso Irccs Istituto clinico Humanitas, grazie al sostegno di Airc. Fino a una decina di anni fa la chemioterapia era l’unica opzione di trattamento farmacologico, ma attualmente è affiancata anche da terapie a bersaglio molecolare, usate sia come prima linea di trattamento, sia in caso di recidiva.