Tumori, Italia nella top five mondiale della ricerca scientifica

Tumori, Italia nella top five mondiale della ricerca scientifica

  • di Redazione
  • 24 Marzo 2025
  • Italia ed estero

I dati sono emersi durante il“Clinical Research Course”, organizzato da Aiom in collaborazione con Asco

La ricerca scientifica italiana va avanti e porta i suoi frutti. Infatti negli ultimi dieci anni, nel nostro paese, la mortalità causata dal cancro è diminuita del 15%, superando così la media dell’Unione Europea,  in cui il calo si è fermato al 12%. Questo importante risultato permette all’Italia di raggiungere il quinto posto nella ricerca oncologica mondiale.

Ma per mantenere questo andamento occorrerebbe meno burocrazia e tempi più rapidi per l’avvio dei trial clinici. Questo è quanto emerge dalla terza edizione del Clinical Research Course, organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), in collaborazione con l’American Society of Clinical Oncology (Asco).

"I lavori scientifici italiani in ambito oncologico pubblicati su riviste mediche internazionali sono oggetto di migliaia di citazioni da parte di altri autori e pongono il nostro Paese tra i primi 5 al mondo in questa speciale classifica - spiega Francesco Perrone, presidente nazionale Aiom - L’oncologia italiana, se adeguatamente supportata dalle Istituzioni, può affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale. L’obiettivo del corso Asco-Aiom è fornire a giovani ricercatori provenienti da tutto il mondo gli strumenti per comprendere la metodologia delle sperimentazioni cliniche, implementare idee di ricerca e imparare a valutare la letteratura scientifica. Offriamo una visione esaustiva della metodologia, che spazia dagli studi di fase I a quelli delle fasi successive, fino alle sperimentazioni che seguono la disponibilità del farmaco nella pratica clinica, che dovrebbero essere svolte soprattutto nell’ambito della ricerca indipendente. Aiom supporta, oltre che l’iscrizione al corso di tutti i partecipanti selezionati, anche le spese di viaggio per alcuni colleghi provenienti dall’estero, in particolare da Nazioni a reddito medio-basso, come alcuni Paesi asiatici, africani o dell’Europa dell’Est".

Il Regolamento europeo n.536 del 2014 per la ricerca clinica ha stabilito tempi di autorizzazione degli studi clinici allineati per tutti i Paesi membri: da un minimo di 60 giorni a un massimo di 106, a partire dalla data di sottomissione ma in Italia si inceppa qualcosa come spiega Perrone: "Nel 2023, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato 212 trial sulle neoplasie. In Italia l’oncologia resta l’area in cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni, che hanno raggiunto nel 2023 il 34,7% del totale, in calo del 5,2% rispetto al 2022. Nel nostro Paese, nonostante il Regolamento europeo, l’iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche risulta più lungo e difficoltoso rispetto alla media continentale, soprattutto a causa delle procedure amministrative, che in troppi casi comportano mesi di attesa prima di attivare i centri italiani. Queste criticità mettono a rischio l’attrattività del nostro Paese per i promotori profit e ritardano l’opportunità della partecipazione agli studi per i pazienti. È fondamentale puntare alla semplificazione".

Ma a cosa si deve la riduzione del numero di studi clinici condotti in Italia? "Le possibili cause vanno trovate, ad esempio, nella carenza di figure professionali dedicate, nei ritardi nell’approvazione da parte dei Comitati etici e nella firma del contratto a livello delle Direzioni aziendali e nella lentezza nell’arruolamento dei pazienti - risponde Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom -. Negli ultimi anni le sperimentazioni cliniche hanno effettuato una vera e propria migrazione verso Paesi a più alta attrattività, che sono riusciti ad investire sempre di più in ricerca e sviluppo".